Recensione di “ON COMBAT” di Dave Grossman – con Loren W. Christensen

Altro titolo che ha influenzato enormemente la stesura di Mental Survival e dal quale moltissimo è stato preso, come filosofia di base. Iniziamo col dire che il titolo dell’opera a è fuorviante: il vero titolo di On Combat avrebbe dovuto essere, in base ai contenuti, qualcosa come Managing Performance Stress and Violence, cosa che però lo avrebbe reso stilisticamente diverso dal suo predecessore, On Killing, invece perfettamente coerente tra titolo e contenuto.

Questa finezza editoriale potrebbe essere costata all’autore la perdita di una enorme fetta di pubblico alla quale del combattimento proprio non interessa niente, ma che magari è incuriosita da come cambia la performance sotto stress e come viene trasmessa la violenza dai media e dai videogiochi ai nostri figli. Perché parla proprio anche di questo.

Grossman, ex tenente colonnello dell’esercito degli Stati Uniti, è anche uno psicologo proprio come John Leach, ma ha un approccio un po’ meno accademico e molto più pratico: ha incontrato in prima persona ed intervistato i protagonisti di numerose tragedie di natura bellica, terroristica, o conflitti a fuoco, ed ha analizzato decine di studi o di statistiche interne di moltissimi reparti della difesa americana, dai corpi di polizia cittadini ai Marines. I suoi contenuti sono forti e fanno davvero riflettere molto. È una persona che lavora tantissimo sul campo e partecipa attivamente allo studio di situazioni che di stress ne hanno da vendere.

Il libro è diviso in 4 parti e 24 capitoli, per un totale di 350 pagine. La lettura è scorrevolissima, si legge molto facilmente ed è uno di quei libri che possono essere letti anche a pezzi o saltando da un capitolo a un altro, anche se seguire il filo logico dell’autore è sempre preferibile. È anche referenziato molto accuratamente (leggasi: non cita un aneddotica discutibile o arbitraria ma analizza degli studi scientifici e delle statistiche fatte con tutti i crismi del caso).

I primi due capitoli affrontano le paure e sfata alcuni miti eccessivamente machisti riguardo a quello che succede veramente in guerra. Mediamente originale.

Il capitolo 3 è una lettura obbligata per chi voglia capire la fisiologia dello stress, cosa che, anche se con intensità e modalità diverse, serve davvero a tutti. Per nulla originale, lo ha già fatto LeDoux e decine di altri autori, ma comunque utilissimo, e scritto in maniera molto chiara e comprensibile.

Il capitolo 4 inizia ad entrare nel nucleo del libro: introduce il suo sistema delle condizioni, cioè definisce e suddivide in base ai livelli di stimolo (stress) presente l’andamento della performance. Mediamente originale, anche se quello che dice lui non è nient’altro che l’applicazione della legge di Yerkes-Dodson, che prende, dichiarandolo, da Bruce K. Siddle, l’autore di Sharpening the Warrior’s Edge (capolavoro), che a sua volta cita i veri autori (finalmente!). Cionostante è maledettamente utile sapere come performiamo sotto stress ed in che modo ottimizzare la cosa. E lui lo spiega, benissimo. Ammette la somiglianza e l’ispirazione al Color Code di Cooper (che cita) sottolineando però le importantissime differenze, che ci sono davvero, cosa che lo rende un sistema utile ed anche originale, alla fine.
Introduce il concetto fondamentale dell’inoculazione di stress (di Meichenbaum, che non cita ma tanto si sa che è lui) approfondita in gran parte del libro ed importantissima.

Nei capitoli successivi, riassumendo brevemente, analizza in maniera autorevole e supportata da evidenze plausibili che presenta e argomenta, la correlazione esistente tra la violenza televisiva e dei videogiochi di guerra o simili e l’aumento di episodi di violenza.

Il libro è realmente il frutto di anni di esperienza degli autori sul campo e dall’analisi di una casistica su stress da guerre, aggressioni e violenza, davvero senza precedenti. L’analisi della prestazione sotto stress è fondamentale, a mio avviso, in qualsiasi ambito umano esistente. Perché possiamo anche essere dei genii, ma se, ad esempio, non riusciamo a sopportare delle pressioni minime sul lavoro, tutta la nostra genialità non servirà proprio a nulla perché il nostro punto di rottura è troppo basso per affrontare certe cose.

Condizionare la nostra riposta allo stress è possibile ed è utilissimo in qualsiasi ambito, nessuno escluso. È il messaggio che vuole far passare Mental Survival e che è espresso egregiamente in On Combat.

Raccomandatissimo. C’è anche in italiano, solo cartaceo. È possibile scaricare indice e scheda introduttiva dal sito di Libreria Militare.

On Combat, Edizioni Libreria Militare, 2009, € 30
Amazon.it

oncombat-scheda

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *